Primo esito delle indagini

Inchiesta sul “cubo nero”, oltre dieci indagati

Coinvolti dirigenti e funzionari dell'urbanistica. Le accuse: falso ideologico, abuso edilizio e violazione del testo unico sul paesaggio

Inchiesta sul “cubo nero”, oltre dieci indagati

L’inchiesta di Guardia di Finanza  e Carabinieri sul “cubo nero” all’ex teatro comunale di Firenze trasformato in complesso residenziale di lusso sta portando i primi effetti, e con essi i primi indagati, una decina secondo le prime informazioni, ma il numero sembra destinato a crescere. Sarebbero coinvolti tra gli altri dirigenti e funzionari dell’urbanistica. Le accuse, a vario titolo, sarebbero quelle di falso ideologico, abuso edilizio e violazione del testo unico sul paesaggio. Gli inquirenti mirano  afare luce sull’iter che ha portato alla realizzazione dell’edificio, un blocco con pannelli di “metallo effetto ottone brunito” e un altro con vetrate nere, che ospita 150 appartamenti per affitti a breve e medio termine e 30 in vendita.

I primi avvisi di garanzia sono solo il primo atto del fascicolo aperto la scorsa estate, quando per la prima volta l’inquietante macchia nera ha fatto capolino sullo skyline fiorentino facendo indignare tanti fiorentini e non solo: quella forma e quel colore così impattanti, dopo essere stati coperti per mesi, sono apparsi in tutto il loro assurdo e irriverente orrore nel mese di agosto, in una città semi anestetizzata dal caldo soffocante, ma non per questo insensibile alle storture che l’urbanistica a volte è capace di partorire.

Dopo l’esplosione del caso nell’agosto scorso, a settembre Fiamme gialle e Carabinieri si sono presentati negli uffici di Soprintendenza e Palazzo Vecchio per acquisire i documenti riguardanti il complesso residenziale. Nel mirino degli inquirenti l’iter che ha portato alla demolizione dell’ex Comunale e alla costruzione dei tre blocchi che svolgono attività alberghiera e di ’serviced apartments’.

Un’inchiesta che segue tre direttrici, i volumi acquisiti dalla struttura in seguito ai lavori (al di la del colore), il rispetto dei vincoli che tutelano l’area Unesco e il contenuto di alcuni atti depositati nel corso dell’iter, che si sospetta difformi rispetto al risultato finale.

Dalle ricostruzioni, gli uffici del Comune sapevano dal 2020, ma nessuno si sarebbe opposto. Risale proprio al 2020 il via libera della Soprintendenza al progetto firmato da Vittorio Grassi e Genius Loci Architettura per la nuova proprietà Hines e poi eseguito da Savills: un aggiornamento, con la scelta dei colori, del progetto di Archea approvato nel 2018, e che Hines aveva acquisito comprando (per 27 milioni di euro) l’area dell’ex teatro Comunale da Cassa depositi e prestiti.

Il 10 agosto 2020 era arrivato in Comune il parere vincolante della Soprintendenza – favorevole- firmato dall’ex soprintendente Andrea Pessina e dall’architetto Francesca Fabiani. Parere poi recepito dal Comune: l’8 settembre, il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica dell’Urbanistica “per l’esecuzione dei lavori descritti nella documentazione”.

Per la Procura sarà un lavoro lungo e difficile, fatto di pagine e pagine da scandagliare e analizzare nei minimi dettagli, per far luce su eventuali abusi edilizi o violazioni delle norme per la tutela dei beni culturali. Per il momento non sono state interessate dall’azione investigativa le committenti, attuali e precedenti, del progetto.