Il nodo sicurezza

Killer escort, il piano di fuga studiato da settimane

In tasca aveva nomi, indirizzi e numeri di telefono: aiuti esterni?

Killer escort, il piano di fuga studiato da settimane

Il tentativo di fuga dal carcere di Sollicciano di Vasile Frumuzache ha riacceso i riflettori sui fin troppo noti problemi all’interno dell’istituto penitenziario fiorentino.

L’ex guardia giurata di 33 anni accusata di aver ucciso due escort a Pistoia e Prato tra il 2024 e il 2025 aveva pianificato nei dettagli l’evasione probabilmente preparandola per settimane, basti pensare alla scala, lunga quasi cinque metri, usata per scavalcare il muro di cinta: un lavoro certosino, che ha richiesto l’uso di lenzuola, annodate tra loro, e manici di scopa, segati e usati come pioli; e ancora l’arpione artigianale, costruito con pezzi metallici smontati dai profili degli infissi nella cella e nel bagno.

Possibile che nessuno si sia accorto di quello che da settimane Frumuzache stava architettando all’interno della sua cella? E’ proprio su questo che le indagini si stanno concentrando. Ma saranno scandagliati nei minimi dettagli anche i nominativi e gli indirizzi, oltre ai numeri di telefono che sono stati trovati in una tasca dell’ex guardia giurata quando è stato bloccato nel suo tentativo di scappare; si cerca di capire se l’uomo avesse all’esterno persone che lo avrebbero potuto aiutare una volta evaso; tra le ipotesi c’è anche che in quella lista di nomi ci siano potenziali complici di Frumuzache che avrebbero potuto aiutarlo nella commissione dei delitti o nell’occultamento dei cadaveri delle due donne uccise.

Da quando è stato trasferito dal carcere della Dogaia di Prato a Sollicciano, nel giugno scorso, Frumuzache è sempre stato in isolamento, nella sezione degenza. Mercoledì 4 febbraio, intorno alle 9.40, del mattino, durante un giro di controllo perimetrale un agente della polizia penitenziaria, l’unico presente in quel momento, ha notato la scala rudimentale calata dal muro di cinta. Non vedendo nessuno, l’agente ha fatto prima un giro di perlustrazione ipotizzando che un detenuto fosse già riuscito a scavalcare il muro e a scendere, ma non trovando nessuno, è tornato nel punto in cui la scala era appoggiata al muro e dopo poco ha visto scendere un uomo, poi rivelatosi Vasile Frumuzache; l’agente fa scattare l’allarme, mentre il detenutotenta di aprire la portiera dell’auto dell’agente e addirittura di impossessarsi della pistola; Frumuzache era molto agitato e pronunciava frasi sconnesse:«Sono più grandi di noi, se ci prendono ci ammazzano tutti», ha gridato, nel frattempo tentava di agganciare l’arpione alla recinzione esterna.

Oltre alla lista di nomi, indirizzi e numeri di telefono ora al vaglio degli inquirenti, in tasca aveva una lettera della moglie in cui la donna gli ribadisce il suo amore, otto buste e otto fogli di carta da lettera, una fotografia della famiglia, un orologio di plastica, un coltello rudimentale lungo 25 centimetri, una bustina con un lavoretto fatto a maglia, un berretto di lana tipo passamontagna, un rasoio elettrico

All’udienza davanti alla Corte d’assise a sostenere l’accusa c’erano il procuratore di Prato Luca Tescaroli e il sostituto procuratore di Pistoia Leonardo De Gaudio. Nell’aula bunker di Via Santa Verdiana a Firenze c’era solo il difensore di Frumuzache, l’avvocato Diego Capano: l’imputato era collegato in videoconferenza da Sollicciano. Sguardo basso per tutta la durata dell’udienza, in alcuni momenti la testa tra le mani appoggiata al banco.

Alla luce di quanto accaduto, Frumuzache ora è ritenuto un detenuto pericoloso, per questo la direzione del carcere di Sollicciano ha chiesto il trasferimento: “Non ci sono zone idonee ad ospitarlo nell’istituto penitenziario”, ha scritto la direttrice di Sollicciano nella sua relazione ora finita agli atti del processo. A questo si aggiungono le “diffuse fragilità strutturali che incidono sulle condizioni complessive di sicurezza”, come ha scritto il comandante della polizia penitenziaria.

L’abbassamento del muro di cinta, insieme al non funzionamento della rete anti scavalcamento sono un fattore di alto rischio.

Intanto dal deposito della consulenza sui cellulari di Frumuzache è emerso che il 12 maggio, prima dell’omicidio di Denisa, Frumuzache aveva contattato un’altra prostituta.  Nel telefono sono state trovate le foto, prese dai siti di annunci a luci rosse, di entrambe le donne uccise.