Il rumore dei social contro il silenzio del rispetto. Mentre la Procura indaga sulla tragica morte del piccolo Domenico, di appena due anni, deceduto in seguito a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi, dalla Toscana arriva una voce ferma. È quella di Lara Redditi, mamma di Venturina, che nel 2013 ha vissuto il dramma e la speranza del trapianto per sua figlia.
Lara parla per proteggere un valore immenso: quello della donazione. In queste ore di commenti spesso fuori dalle righe, il suo è un invito a fermarsi prima di alimentare polemiche. “State zitti”, scrive rivolgendosi a chi critica senza conoscere questo mondo. Un attacco alla “caciara” digitale che rischia di danneggiare un sistema dove l’organizzazione è un esempio di eccellenza per salvare chi non avrebbe altra speranza.
L’appello è chiaro: non bisogna per forza dire la nostra su ogni cosa. Quando il dibattito scivola nella polemica superficiale, le donazioni calano e le persone in lista muoiono. Lara esprime gratitudine verso i familiari del donatore e definisce “meravigliose” le parole della madre di Domenico, che nonostante la tragedia ha invitato a donare. Un incontro tra madri che Lara spera possa avvenire un giorno.
Un filo rosso che unisce due storie, diverse, ma simili allo stesso tempo: donne che hanno vissuto l’attesa e la paura. «Lasciate che gli specialisti lavorino e che la Procura accerti le responsabilità», è il senso dell’intervento della mamma livornese.
Un richiamo alla responsabilità in modo che sia la magistratura a gettare luce su una vicenda drammatica e non il tribunale dei social. Prima di scrivere, conclude, datevi un morso al dito e fermatevi. Per una volta, risparmiateci la cattiveria.