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Lavoro nero e sfruttamento nel tessile a Prato: arrestata imprenditrice, dieci operai irregolari nascosti nel laboratorio

Turni massacranti e paga a cottimo, blitz dei carabinieri in via Palestro: sequestrata l’azienda

Lavoro nero e sfruttamento nel tessile a Prato: arrestata imprenditrice, dieci operai irregolari nascosti nel laboratorio

Un sistema di sfruttamento radicato, fatto di turni estenuanti, salari minimi e condizioni di vita degradanti. È quanto emerso a Prato, dove un’operazione congiunta dei carabinieri e degli ispettori del lavoro ha portato all’arresto della titolare di una ditta tessile e al sequestro dell’azienda, la Confezione Zhao.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, su tredici dipendenti ben dieci erano cittadini cinesi senza permesso di soggiorno, di età compresa tra i 20 e i 60 anni. Lavoravano fino a 14 ore al giorno, con appena due pause di mezz’ora, e venivano pagati a cottimo: circa 60 centesimi per ogni capo cucito, per un guadagno mensile tra gli 800 e i 900 euro.

Alla paga si aggiungeva un alloggio di fortuna, tra un dormitorio situato di fronte al laboratorio e appartamenti in condizioni precarie.

Il blitz è scattato nella serata di martedì in via Palestro, quando i militari hanno deciso di intervenire dopo aver notato il portone chiuso ma con i macchinari ancora in funzione all’interno. Determinante, spiegano dalla procura, è stato l’utilizzo di una body-cam attraverso una finestra. Le immagini hanno ripreso la titolare mentre ordinava ai lavoratori di nascondersi per evitare i controlli.

Solo dopo alcuni minuti la donna ha aperto ai militari, che inizialmente si sono trovati davanti soltanto lei e tre dipendenti in regola. Gli altri dieci operai irregolari sono stati poi scoperti nascosti tra cumuli di tessuti, sotto i tavoli, nei bagni e perfino in cucina.

Gli accertamenti hanno evidenziato una situazione definita di “assoluta carenza” sotto il profilo della sicurezza sul lavoro, con dispositivi manomessi e ambienti non a norma, oltre a condizioni abitative giudicate degradanti. Alla titolare vengono contestati i reati di impiego di manodopera irregolare e sfruttamento del lavoro, aggravati dall’aver approfittato dello stato di necessità dei lavoratori.

I dipendenti senza permesso di soggiorno, riferisce la procura, non hanno fornito elementi utili alle indagini. Per loro sono state avviate le procedure di espulsione, mentre resta aperto il fronte investigativo per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare se il caso si inserisca in una rete più ampia di sfruttamento nel distretto tessile.