"Il fatto non sussiste"

Morì incinta in ospedale. Ribaltata la sentenza che condannò tre dottoresse

La Corte d’Appello di Firenze ha pronunciato un nuovo verdetto.

Morì incinta in ospedale. Ribaltata la sentenza che condannò tre dottoresse

Colpo di scena nel processo per la morte di Barbara Squillace, 42enne incinta alla quarta settimana di gravidanza, che perse la vita il 19 luglio del 2018. Tre dottoresse del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Empoli erano state condannate in primo grado a una pena di due anni e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo. Giovedì 5 febbraio la terza sezione penale della Corte d’Appello del tribunale fiorentino ha ribaltato il giudizio dichiarando che il reato non sussiste e assolvendo tutte e tre le imputate.

Erano state rinviate a giudizio nel 2019 con un capo di imputazione pesantissimo. In base alla ricostruzione processuale, a provocare il decesso fu un’occlusione intestinale non diagnosticata, che invece fu curata per ipermesi gravidica. Dal giorno del ricovero della 42enne alla morte improvvisa, una settimana dopo, le dottoresse avrebbero sbagliato diagnosi nonostante i sintomi (addome teso, vomito, nausea e forti dolori addominali e i risultati delle ecografie a cui era stata sottoposta la paziente) che avrebbero dovuto far sospettare l’occlusione intestinale. Ma la donna fu sempre curata per vomito gravidico e fu prescritta una valutazione interna da parte di una nutrizionista e uno psichiatra, ma non da un chirurgo, che avrebbe potuto effettuare la diagnosi corretta e salvarle la vita. Per questo il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Firenze era arrivato a pronunciare il 17 giugno 2024 la sentenza di colpevolezza per le tre dottoresse al lavoro in quei giorni nel reparto del San Giuseppe di Empoli, condannandole a una pena di due anni e quattro mesi di reclusione. La richiesta del pubblico ministero era stata di condanna per due medici e l’assoluzione di un terzo.

Le professioniste però hanno fatto ricorso in appello riuscendo a dimostrare la loro innocenza. Tra 90 giorni le motivazioni del nuovo verdetto.

Resta il dramma di una vita interrotta, quella di Barbara Squillace; una storia che ha sconvolto Empoli e non solo. La donna lavorava in una una pasticceria industriale in via Limitese ed era rimasta incinta dopo vari tentativi. I progetti per il futuro, i sogni, le speranze, sono stati interrotti per sempre.