Oltre a ricordare la scomparsa di Mattia Giani, il calciatore del Castelfiorentino, residente a San Miniato, che s’accasciò al suolo durante una partita del campionato di Eccellenza sul campo del Lanciotto Campi e morì a Careggi il giorno seguente, il 14 aprile – nel secondo anniversario del tragico evento – inizierà anche una superperizia sul suo cuore.
La battaglia delle perizie
La scelta dell’incidente probatorio si deve all’incertezza e ai contrasti sorti sulle conclusioni di due precedenti consulenze effettuate. Quella della procura (firmata dal professore Fiorenzo Gaita, lo stesso che analizzò anche il cuore del capitano viola Davide Astori) e quella della famiglia Giani, che tramite il suo legale, Duccio Baglini, ha incaricato del medesimo compito altri professionisti.
L’accertamento
Ora il gip, Roberta Di Maria, ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Alessandro Moffa, e disposto l’accertamento da cui dipenderanno le sorti dell’inchiesta in cui s’ipotizza il reato di omicidio colposo a carico di tre persone: un ex massimo dirigente del Lanciotto, la società di Campi Bisenzio che ospitava quella partita e due medici sportivi con studi a Empoli e a Cascina. E dopo l’incidente probatorio ci potrebbe essere un processo. Oppure il non luogo a procedere.
La cardiopatia aritmogena
Giani era affetto dalla cardiopatia aritmogena del ventricolo sinistro. Ma la consulenza della procura, pur individuando “plurimi profili di colpa in capo ai soggetti indagati”, ha poi “escluso la sussistenza di un valido nesso causale tra le suddette condotte colpose e il decesso di Giani”. Conclusioni, scrive il pm Moffa, “non pienamente convincenti, parzialmente contraddittorie e condivisibilmente criticate” dai consulenti della famiglia.