Il professionista è stato dunque rinchiuso nel carcere Don Bosco di Pisa, a seguito dell’aggravamento della misura cautelare cui era già sottoposto da tempo.

L’uomo ha tentato di giustificarsi con i poliziotti spiegando che quel mancato rispetto delle disposizioni preventive era dovuto a un banale malfunzionamento del dispositivo indossato, ma le indagini degli inquirenti, suffragate anche dalle testimonianze dei familiari dell’arrestato, hanno delineato un quadro completamente diverso.
Se, infatti, almeno in una circostanza, il braccialetto elettronico è risultato essere imperfetto, in un’altra il chirurgo si è presentato a casa dell’ex coniuge.

La donna è stata sentita negli uffici della squadra mobile.
Alla fine della sua testimonianza, la polizia ha dettagliato la situazione alla Procura che, a questo punto, ha chiesto al Tribunale che la misura nei confronti dell’uomo fosse aggravata.
Pochi giorni dopo il professionista è finito in carcere.