per non dimenticare

Le “parole disegnate” di Marian Kołodziej: a Prato e Firenze una mostra inedita sull’orrore di Auschwitz

Per la prima volta in Italia esposte opere originali dell’artista polacco, sopravvissuto a cinque anni di deportazione e tra gli ultimi a essere liberato a Ebensee

Le “parole disegnate” di Marian Kołodziej: a Prato e Firenze una mostra inedita sull’orrore di Auschwitz

Le immagini come “parole disegnate” per narrare l’indicibile. Inaugura martedì 5 maggio alle ore 18, presso il Museo della Deportazione di Prato, la mostra diffusa dedicata a Marian Kołodziej, artista visivo e scenografo polacco che fu tra i primi prigionieri politici a varcare i cancelli di Auschwitz nel 1940.

L’esposizione rappresenta un evento di eccezionale valore scientifico e storico, poiché porta per la prima volta fuori dai confini della Polonia alcune opere originali in legno dell’autore, mai uscite prima d’ora dai depositi del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau.

Un labirinto di fotogrammi e memoria

Il percorso espositivo si snoda tra il museo pratese e il Memoriale delle Deportazioni di Firenze, proponendo un’immersione nei “fotogrammi della memoria” dell’artista. Kołodziej, che ricevette il numero di matricola 432, scelse il silenzio per quasi cinquant’anni, prima di affidare al disegno la sua testimonianza dopo un ictus che lo colpì nel 1993.

Quel trauma fisico divenne la scintilla per far riemergere l’orrore vissuto attraverso schizzi, bozzetti e installazioni che raffigurano la fame, le punizioni e il declino dell’umanità. Le scene non seguono un ordine sequenziale, ma sono concepite come un labirinto in cui lo spettatore è invitato a perdere l’orientamento per entrare in contatto diretto con la sofferenza dei deportati.

Il legame storico tra la Toscana e Ebensee

L’iniziativa assume un significato particolare per il territorio toscano a causa del forte legame con Ebensee, il sottocampo di Mauthausen dove Kołodziej fu liberato il 6 maggio 1945. Proprio a Ebensee si consumò il martirio di molti deportati politici toscani e pratesi, un legame che ha portato la città di Prato a un gemellaggio storico con la comunità austriaca, fondato sui valori della pace e della solidarietà.

La mostra nasce infatti da un percorso di formazione per operatori culturali finanziato dalla Regione Toscana e realizzato in stretta collaborazione con l’Associazione Nazionale Ex Deportati e il Museo di Auschwitz.

Un testamento visivo contro l’oblio

All’inaugurazione parteciperanno l’assessore regionale Alessandra Nardini insieme ai vertici della Fondazione Museo della Deportazione e ai rappresentanti del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau.

L’esposizione non si propone come una semplice mostra d’arte, ma come un testamento visivo che invita alla lettura lenta e paziente di ogni singolo tratto, trasformando il ricordo personale di un sopravvissuto in un patrimonio di memoria collettiva accessibile alle nuove generazioni.

Attraverso cornici di legno che ricordano pellicole cinematografiche, l’autore tenta di immortalare momenti che altrimenti sfuggirebbero alla comprensione umana, offrendo uno sguardo diretto e crudo sulla realtà dei campi.

Chi era Marian Kołodziej

Marian Kołodziej (1921–2009) fu deportato al campo di concentramento di Auschwitz con il primo trasporto di prigionieri politici polacchi, dove ricevette il numero 432. Nel marzo del 1944 fu trasferito al lavoro nel cosiddetto Lagermuseum, dove riuscì a dipingere, tra le altre cose, ritratti di prigionieri.

Da Auschwitz, fu trasferito a Gross-Rosen e sottocampi, poi a Buchenwald, Sachsenhausen e successivamente a Mauthausen nel sottocampo di Ebensee, dove fu liberato dall’esercito americano il 6 maggio 1945.

Quasi 50 anni dopo la guerra, nel 1993 l’artista fu colpito da un ictus, a seguito del quale iniziò a disegnare, come parte della sua terapia. Questo portò a far riemergere il passato vissuto durante la deportazione e la conseguente spinta incontenibile a testimoniare attraverso le immagini. Nasce così la creazione straziante della serie di opere “Fotogrammi della memoria. I labirinti di Marian Kołodziej”, testimonianza artistica del calvario vissuto nel campo di concentramento.