Le previsioni

Saldi ai nastri di partenza, la caccia all’affare città per città

L'indagine Ipsos e lo studio di Federconsumatori

Saldi ai nastri di partenza, la caccia all’affare città per città

Al via sabato 3 gennaio anche in Toscana i saldi di fine stagione invernali 2026, il primo appuntamento promozionale dell’anno e il più atteso (e amato) dai consumatori: il 92% è interessato ad approfittare degli sconti, mentre solo l’8% esclude acquisti. E il negozio fisico resta il perno dell’esperienza ‘saldi’ per l’87%. È quanto emerge dal consueto sondaggio condotto da Ipsos per Confesercenti sugli acquisti in occasione delle vendite di fine stagione invernali.

L’esperienza dei saldi resta legata al canale retail fisico: l’87% di chi è interessato ai saldi progetta di acquistare almeno un prodotto in un negozio. Ma l’online è ormai una seconda gamba strutturale: il 54% dichiara che comprerà anche sul web e, per effetto della sovrapposizione tra i due canali, almeno il 41% farà acquisti sia offline sia online. Tra i 18-34 anni il digitale pesa di più, con l’online al 63%. Per macroarea, il fisico è più alto a Nord e Centro (89% in entrambi i casi) e più basso nel Mezzogiorno (82%).

L’interesse ‘teorico’ per i saldi è alto, ma l’esito pratico dipenderà dall’appetibilità delle offerte messe in campo. Tra i consumatori prevale, infatti, la ricerca dell’occasione, del “vero affare”: il 40% ha già deciso cosa comprare – e 2 milioni di persone in Italia già lo hanno fatto in presaldo – ma più di uno su due (53%) dice che concluderà l’acquisto solo se troverà l’offerta giusta. È un punto chiave anche per leggere il tema del budget: il 54% dichiara di essersi dato un tetto di spesa per la moda, senza che questo significhi automaticamente un acquisto “sicuro”, perché la decisione finale dipende dalla convenienza percepita.

Tra chi ha già fissato un budget, la spesa media prevista è di 292 euro circa a persona, ma la mediana ci indica che uno su due spenderà 200 euro o meno: un divario che dice molto su come si distribuiscono gli acquisti. Al centro c’è un blocco ampio di consumatori che si muove su cifre contenute, mentre una minoranza di big spenders “tira su” la media: il 17% di chi ha pianificato un budget ha messo in conto almeno 500 euro, e un 4% prevede 1.000 euro e oltre. Netta la differenza per età: i 18-34 anni prevedono 225 euro, contro i 327 euro dei ‘senatori’.

Quest’anno l’interesse per i saldi si concentra soprattutto sui capi utili per il quotidiano e sugli acquisti più tipici della stagione. In testa ci sono scarpe (61%) e maglioni o felpe (58%), seguite da gonne e pantaloni (33%), intimo (32%) e magliette e top (30%): una fotografia che racconta saldi usati prima di tutto per rinnovare il guardaroba. Subito dietro si collocano camicie (27%), capispalla (26%) e abiti (26%), mentre accessori e articoli per la casa restano più marginali, con borse al 16%, biancheria per la casa al 15% e gioielli al 13%.

Tra i 18-34 anni aumenta l’orientamento verso capi più “da uscita” e più legati allo stile: gli abiti e completi salgono al 35% (contro il 21% dei 35-65enni), le camicie al 33% (contro 23%) e cresce anche l’interesse per le scarpe, che arriva al 68%. Nel gruppo 35-65 anni, invece, pesa di più l’acquisto funzionale: restano alte scarpe (58%) e maglioni/felpe (57%), ma tengono anche intimo (31%) e capispalla (25%), con un profilo più legato al rinnovo dei capi base.

­Il quadro nelle città e in provincia. La situazione dei saldi in Toscana per l’inizio del 2026 riflette le dinamiche nazionali secondo lo studio di Federconsumatori, ma con alcune peculiarità legate alla natura turistica e commerciale delle città.
Se facciamo un focus sulla nostra Regione vediamo che le maggiori criticità sul capoluogo toscano le troviamo su Firenze, Pisa, Siena, Lucca, San Gimignano, Versilia. Infatti queste città hanno come caratteristiche principali una clientela mista (residenti + turismo nazionale e internazionale), una forte presenza di catene e franchising: di conseguenza i saldi sono meno aggressivi (30–40% iniziale). I prezzi di partenza sono elevati e il rischio maggiore è che i saldi siano spesso più un’operazione di marketing che un vero ribasso strutturale.
Prato, Livorno, Arezzo, Pistoia, Grosseto riscontrano una clientela prevalentemente locale, con la presenza (chissà per quanto) di negozi indipendenti ancora molto presenti e sconti più realistici e progressivi (fino al 50–60%). Queste città, alla fine rappresntano rappresentano il miglior compromesso qualità/prezzo per il consumatore toscano.
Zone interne, Valdarno, Mugello, Val di Cecina, Amiata
Nei centri minori e borghi commerciali il comportando è diverso. I saldi vengono usati per smaltire magazzino, c’è un rapporto diretto negoziante e cliente e a volte gli so conti sono più alti del centro urbano. I limiti sono certo da imputare a una scelta ridotta e a meno marchi.
Discorso a parte per Firenze che vive una dicotomia commerciale molto forte. Da un lato, il centro storico (area UNESCO) è dominato dalle grandi firme e dalle catene internazionali, che risentono meno della crisi dei consumi grazie al flusso turistico costante. Dall’altro, i quartieri residenziali (Rifredi, Novoli, Campo di Marte, Isolotto) vedono le famiglie fiorentine molto più prudenti, in linea con la spesa media prevista di 171,90 euro. L’effetto “Pre-Saldi”: a Firenze, la pratica dei “saldi privati” (messaggi WhatsApp o SMS ai clienti fidelizzati prima della data ufficiale) è estremamente diffusa, svuotando in parte l’attesa per il 3 gennaio. Per chi acquista a Firenze, la strategia vincente quest’anno sarà il “salto nei quartieri”. Mentre in centro le taglie medie grandi, spariscono rapidamente a causa del turismo, nei negozi di quartiere (come in zona Gavinana o Statuto) è più facile trovare capi di qualità a prezzi effettivamente ribassati secondo le nuove norme sulla trasparenza.