Il sindacato Cobas Scuola e la Flc Cgil di Lucca si ergono contro gli accorpamenti scolastici, sollevando preoccupazioni significative riguardo l’impatto sulla qualità dell’istruzione e sulle condizioni lavorative nella provincia di Lucca e nelle aree limitrofe come la Garfagnana e la Versilia. L’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali si focalizza sulle conseguenze negative derivanti dalle politiche governative, evidenziando una forte opposizione al commissariamento governativo della Regione Toscana e di altre tre regioni, un’azione definita come un’ingerenza con chiare connotazioni autocratiche.
Il cuore della questione riguarda gli accorpamenti scolastici, ritenuti dai sindacati dannosi per il sistema educativo. Cobas Scuola e Flc Cgil sottolineano che il calo demografico, anziché essere utilizzato come pretesto per riduzioni, dovrebbe rappresentare un’opportunità per diminuire il numero di alunni per classe, migliorando così la qualità dell’istruzione offerta. Invece, le politiche attuate dal governo Meloni sembrano privilegiare logiche di taglio e risparmio, destinando risorse a finalità differenti, come il finanziamento della differenziazione retributiva tra i docenti e il sostegno alle scuole private, invece di investire nell’istruzione pubblica. I sindacati denunciano che tale approccio compromette la qualità dell’istruzione, aumentando il numero di alunni per classe e riducendo il numero di docenti.
Le critiche dei sindacati non si limitano agli aspetti didattici, ma si estendono anche alle implicazioni amministrative e lavorative. L’accorpamento delle scuole, secondo Cobas Scuola e Flc Cgil, porterà a una diminuzione del personale, con conseguenti trasferimenti forzati e perdita di posti di lavoro, soprattutto per i precari. Si prevede una riduzione di posti di dirigente, di DSGA, di assistenti amministrativi e di collaboratori scolastici. Inoltre, l’aumento del carico di lavoro sulle segreterie e la trasformazione dei collegi in meri organi di ratifica delle decisioni dirigenziali rappresentano ulteriori elementi di preoccupazione. I sindacati evidenziano che la politica del governo, basata sul taglio degli organici e sulla riduzione della spesa scolastica, si scontra con la necessità di garantire un’istruzione di qualità e di tutelare i diritti dei lavoratori. A livello nazionale, si stima che i risparmi derivanti da tali misure ammontino a 5,3 miliardi di euro, risorse che, secondo i sindacati, potrebbero essere investite in modo più efficace nel sistema scolastico. La Regione Toscana, pur non rifiutando il dimensionamento in sé, contesta il criterio di calcolo utilizzato dal governo, basato sulle previsioni demografiche anziché sul numero effettivo degli studenti. Tale divergenza ha portato a una sospensione della delibera regionale sugli accorpamenti, in attesa del parere del Consiglio di Stato.
Il paradosso del commissariamento, in un contesto di riforma dell’Autonomia differenziata, che accresce i poteri delle Regioni, è sottolineato come un’ulteriore contraddizione. La decisione del governo Meloni, secondo i sindacati, mira a esautorare la Regione, che aveva presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato, seguendo una linea politica che sembra privilegiare interessi diversi da quelli della scuola pubblica.
Il sindacato Cobas Scuola e Flc Cgil ribadiscono la loro opposizione agli accorpamenti scolastici, invitando le istituzioni a invertire la rotta e a investire nella scuola pubblica.