Lo scempio, per dirla con uno degli striscioni della Fiesole, ora è terminato per davvero. Quarantadue punti, piazzamento tra il tredicesimo il sedicesimo posto.
Cori e striscioni
Poco cambia per i tifosi della Fiorentina. Nonstante la grande paura sia evaporata a 3 giornate dalla fine e l’impresa di Torino, negli ultimi 10 minuti della sfida con l’Atalanta è andata in scena la prevista contestazoine. Niente di trascendentale, qualche vessillo e diversi cori anti-giocatori, poi respinti quando al fischio finale hanno fatto per avvicinarsi alla curva.
Il valzer degli allenatori
Giudizio sospeso invece sullla società ignorata dai tifosi e un ringraziamento a Vanoli. Quasi un addio anche per lui certificato poi dalle dichiarazioni in sala stampa (“non è così scontato che resti se me lo proponogno”), dove invece Palladino si è clamorosamente proposto per toranre in viola, incurante degli scherni che gli aveva riservato il suo ex pubblico.
Pareggio giusto
Una sorta di commedia degli equivoci a fare da corollario a una partita in cui il migliore in campo è stato per dispersione Christensen. Il vice di De Gea, che non gioca mai, si è arreso solo allo sciagurato autogol di Comuzzo che ha negato ai viola il saluto con un scuesso che non avrebbe meritato grazie al gol di Piccoli, un altro che quest’anno ha visto pochissimo il tabellino marcatori.
Il futuro e un Grosso problema
Insomma, una serata in cui il popolo viola ha vissuto una sorta di sublimazione di un’annata senza senzo, con un unico desiderio. Guardare appunto al futuro. Con Fabio Grosso favorito per la panchina. Se sarà lui il nuovo allenatore, di sicuro avrà subito un problema che richiama il suo cognome: riconquistare un ambiente stufo. Forse persino di urlare il proprio malcontento.